La prevenzione sismica cambia volto: 6 punti chiave per la classificazione del rischio

La prevenzione sismica cambia volto: 6 punti chiave per la classificazione del rischio

“Oggi non parliamo di ricostruzione ma di un provvedimento molto atteso che dà il via alla stagione strutturale e organica della prevenzione” sono le parole del Ministro Delrio dopo la pubblicazione delle nuove linee guida per la classificazione del rischio sismico delle costruzioni.
Le linee guida rappresentano il tassello mancante per l’applicazione del sisma bonus e l’accesso agli incentivi per gli interventi di miglioramento sismico delle costruzioni.

Vediamo punto per punto gli aspetti più innovativi.

1. Otto classi di rischio sismico
In maniera analoga a quanto avviene per la certificazione energetica, sono identificati 8 livelli di prestazione, dalla classe A+ (meno rischio) alla classe G (più rischio). Le classi sono calcolate secondo due parametri (PAM e IS-V, descritti di seguito). Il parametro che fornisce il livello di prestazione peggiore determina la classe di rischio finale della costruzione.

2. La Perdita Media Annua attesa: il parametro PAM
Rappresenta il costo di riparazione espresso come percentuale del costo di realizzazione, ripartito sulla vita stessa della costruzione. Il valore massimo del PAM per accedere alla classe migliore (A+) è pari allo 0.5%, mentre il valore minimo per la classe peggiore (G) è pari al 7.5%.
Il parametro può essere calcolato dall’analisi delle strutture nei confronti di 6 stati limite: oltre ai 4 Stati limite (Operatività-SLO, di Danno-SLD, di salvaguardia della Vita-SLV e di collasso-SLC) vengono definiti due stati limite aggiuntivi:

  • Stato Limite di Inizio Danno (SLID), associato ad una perdita nulla in corrispondenza di un evento sismico. Non è necessario effettuare un calcolo, si considera convenzionalmente che questo stato limite corrisponda ad un periodo di ritorno di 10 anni per tutti gli edifici.
  • Stato Limite di Ricostruzione (SLR), associabile ad una perdita economica del 100% rispetto ai costi di costruzione. In questo caso viene associato, convenzionalmente, al periodo di ritorno per lo Stato Limite di Collasso.

Non è strettamente necessario verificare tutti gli stati limite: la linea guida consente di determinare il PAM anche partendo dalle analisi per i soli SLD e SLV.

3. L’indice di sicurezza: IS-V
L’indice IS-V di una costruzione esprime la capacità della costruzione esistente rispetto a quanto richiesto dalle NTC per un edificio di nuova realizzazione. Si esprime in termini di accelerazione al suolo e si calcola per il solo stato limite SLV.
Per ottenere la classe A+ l’edificio dovrà avere un indice superiore al 100%, mentre per l’ultima classe F dovrà essere inferiore al 15%.

4. Il metodo di calcolo semplificato per edifici in muratura
Per i soli edifici in muratura è possibile procedere con il metodo semplificato (senza procedere con l’analisi strutturale). Questo approccio consente, tuttavia, il passaggio ad una sola classe di rischio superiore in caso di interventi di miglioramento (ed è applicabile solo in caso si adottino interventi locali). Lo “sconto” nella progettazione data dal metodo semplificato può quindi comportare accesso ad un incentivo meno vantaggioso.
Con l’approccio semplificato viene identificata una classe di vulnerabilità (da V1 a V7) in funzione della tipologia muraria e dell’eventuale intervento di rinforzo adottato. A seconda della zona sismica in cui ricade l’edificio, viene associata a ciascuna classe di vulnerabilità una classe di rischio.

5. Capannoni industriali: una classe di rischio in più con soli interventi locali
Non è necessario determinare la classe di rischio per edifici industriali per ottenere il passaggio ad una classe migliore. E’ sufficiente prevedere interventi locali per l’eliminazione di alcune vulnerabilità:

  • carenze nelle unioni tra elementi strutturali (un esempio di intervento);
  • carenza della connessione tra tamponature esterne e struttura portante negli edifici prefabbricati;
  • carenza di stabilità di elementi non-strutturali (macchinari, impianti e scaffalature).

6. Edifici in cemento armato
In maniera analoga a quanto previsto per capannoni industriali, per edifici in cemento armato con telai concepiti in entrambi le direzioni, è ugualmente possibile assumere il passaggio ad una classe migliore con interventi locali volti al:

  • confinamento dei nodi perimetrali (se non confinati) dell’edificio
  • eliminazione del rischio di ribaltamento delle tamponature esterne
  • ripristino di zone danneggiate o deteriorate

Scarica la linea guida, o chiedi un approfondimento lasciando un messaggio nel box dei commenti.

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